Annunciato da tempo, ecco arrivare
in anteprima il doppio Cd segnato a Hollywood
Blue Flames/Hollwood Fats Band, dal titolo “Road
to rio/Larger than life”, prodotto dalla
Delta Groove, con il numero di catalogo DGPCD
107. Per gli appassionati del genere si tratta
di un piccolo evento. Tornare sulla basilare
band californiana, ci pare l’occasione
giusta, per ricordare, come nella storia della
musica, ci siano dischi che, lentamente con
il passare degli anni, acquistano un valore
sempre più grande. Questo, è quello,
che più o meno è successo a questa
formazione che, nel 1979 si presentò
quasi per scommessa nello studio di Ted Brinson.
Un disco d’esordio pubblicato quasi in
sordina, confuso nell’arrembante mondo
del pop e della disco. Il blues, stava vivendo
una delle sue crisi cicliche, dovuta in parte
ad una atrofizzazione che attanagliava formalmente
il canovaccio ritmico ormai consumato del rock-blues.
Il vinile, pubblicato in tiratura limitata,
(per i collezionisti ricordo che le prime mille
copie furono pressate in vinile blue e contenevano
il famoso comic book) oltre a viaggiare nel
circuito locale californiano, fece una breve
apparizione nelle liste novità europee
dei soliti rivenditori. Anche se appariva un
tantino scolastico, il sound era modellato sugli
stilemi del R&B anni cinquanta, totalmente
imbevuto nello spirito di T-Bone Walker, B.B.
King e Pee Wee Crayton. Ma la caratteristica,
che distingueva il lavoro da altre asfittiche
prove del periodo, era una freschezza interpretativa
non comune. A posteriori, fu un vero e proprio
spartiacque. La scena californiana fu legittimata
in tutto il suo valore. Il nome di Michael “Hollywood
Fats” Mann diventò leggendario
già prima della sua prematura scomparsa.
Il musicista e produttore Randy Chortkoff, non
ha mai nascosto l’importanza e l’amore
per la musica del grande chitarrista e così,
a distanza di anni, ci regala qualcosa di imperdibile.
Per dovere di cronaca, iniziamo dal secondo
Cd che, riporta per così dire la parte
storica. Sono incisioni d’annata, recuperate
grazie alla passione di ascoltatori e musicisti.
Alcune di queste, si erano affacciate timidamente
in qualche raro bootleg, ma qui si ha la possibilità
di apprezzarle maggiormente ripulite e corredate
di note che indicano i partecipanti alle session.
L’apertura, viene affidata ad un sparato
strumentale, ribattezzato “ Fats fries
one”. In “Nasty boogie woogie,”
con il piano di Fred Kaplan in evidenza, figura
il raro debutto vocale di Fats in versione colloquiale.
In sequenza sfilano “Baby let’s
play house”, recuperata dal patrimonio
di Arthur Gunter e “Side tracked”
tributo mozzafiato dedicato a Freddy King, registrato
in presa diretta al Belly Up tavern con il basso
elettrico di Jerry Smith proveniente dai Bacon
Fat di Rod Piazza e George Harmonica Smith.
Con “Kidney stew blues” e “Cleanhead
blues”, fa capolino il primo grande ospite,
che risponde al nome di Eddie “Cleanhead”
Vinson. Il sassofonista, in stato di grazia,
viene immortalato nel 1979, durante un’esibizione
al prestigioso Monteray jazz festival. Per “Shake,
rattle and roll”, “Rockinitis”
e “This little voice,” le redini,
tornano saldamente nelle mani del cantante armonicista,
Al Blake. In “Love for sale” e “Boogie
woogie blues”, appare il vecchio leone
Roy Brown con due superlative prove vocali.
“Model time” chiude il lotto dei
pezzi consegnando alla storia uno dei musicisti
più influenti della scena blues contemporanea.
Di conseguenza, approdiamo al primo disco segnato
a nome Hollywood Blue Flames. Sotto questo nome,
si accomunano il resto dei compagni di ventura
componenti la formazione originale. Personaggi
non meno importanti, con un pedigree da far
paura. Al Blake, si conferma strumentista dalla
classe innata, finalizzatore delle scelte musicali
del combo. La sezione ritmica nelle mani di
Richard Innes e del bassista Larry Taylor è
indubbiamente quanto di meglio si possa trovare
in circolazione. Il lavoro di cesello è
affidato al piano di Fred Kaplan che fornisce
un fondamentale contributo a tutta l’economia
sonora. Alla sei corde l’erede designato
è il giovane Kirk Fletcher che, scusate
se è poco, da circa due anni siede pure
alla corte Fabulous Thunderbirds. I pezzi, questa
volta sono quindici, nati del solco della tradizione
più rispettosa. Se mi passate il termine
qui siamo difronte a dei veri e propri nuovi
tradizionalisti che in barba alle tendenze più
innovative ripercorrono un percorso a ritroso
sia nella scrittura che nella riproposizione.
La voce nasale di Al Blake, evoca vecchi affreschi
musicali, provenienti dall’atmosfera fumosa
di affollati locali rigorosamente anni cinquanta
. Ai pezzi firmati coralmente si aggiungono
un paio di camei presi in prestito dal repertorio
di Willie Dixon, “Let me love you”
e Sunnyland Slim ,“Honeydripper”.
Ospiti di lusso, ma soprattutto amici di viaggio,
l’armonicista Kim Wilson presente nell’
acustica “Gone away” e il maestro
riconosciuto Junior Watson, all’opera
nelle tre bonus tracks. Una spanna su tutti.
Classe dispensata a piene mani. Sono i miei
eroi. Non potrebbe essere altrimenti.