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JASON RICCI & NEW BLOOD "DONE WITH THE DEVIL"
Source: Il Blues Magazine
Date: 07/2009
Writer: Simone Bargelli |
“Non c’è posto negli States dove Jason non abbia suonato!”.
Una dichiarazione letta non ricordo dove, ma che ci ha incuriositi non poco, dato la sua giovane età.
Certamente non è semplice parlare di questa figura così inusuale e istrionica che ha saputo attirare l’interesse di un pubblico sempre più numeroso grazie ad uno stile tanto contaminato quanto originale.
Anche il look, così distante dalla classica iconografia blues, potrebbe in qualche modo descrivere la sua filosofia musicale.
Con il suo album precedente “Rocket Number 9” ha scalato la Billboard Blues Charts fino alla quarta posizione, riuscendo a raggiungere risultati sorprendenti per copie vendute.
Cresciuto nel Maine, Jason si è fatto strada suonando l’armonica anche per Junior Kimbrough e LR Burnside; ma è con la sua band i New Blood che esprime tutto il suo eclettismo.
”Done With the Devil” è una straordinaria macchina di blues, rock, jazz, folk e punk ben assemblata e messa a punto; mai banale nelle sue composizioni Ricci si avvale anche del supporto strumentale di Shawn Starski, inserito tra i dieci “più caldi” chitarristi da una delle riviste più note nel settore.
Dodici tracce, tutte di ottimo impatto, ad iniziare dalla opener “Done With The Devil”, per poi apprezzare la jazzata “Broken Toy”, l’aggressiva”Life Of Denial” fino ad arrivare alla più classica “How It Come To Be”, composta da Shawn che vede anche il suo debutto vocale.
Non convince affatto “Sweet Loving”, canzone dalla facile melodia troppo distante rispetto alla complessità del resto dell’album.
C’è perfino un po’ di punk con “I Turned Into a Martian” prima di passare per una bella rilettura di “As Long As I Have You” di Willie Dixon.
Tecnicamente l’armonica non ha più segreti per Jason; sia si tratti di scale veloci o di linee melodiche più raffinate, la naturalezza è sorprendente.
Un altro progetto “per menti aperte” come ci capita suggerire sempre più spesso in questi mesi;
a volte un po’ Charlie Musselwhite, a volte John Popper e Paul DeLay, l’ossigenato musicista americano ha saputo catturare positivamente la nostra attenzione per qualità e approccio nell’attesa di incontrarlo presto su qualche palco Italiano.
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