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THE MANNISH BOYS "SHAKE FOR ME"
Source: II Blues Magazine
Date: 06/2010
Writer:
Enrico Lazzeri

Nuovo album per questo supergruppo che si diverte ad ospitare sidemen da urlo come il grande Nick Curran, presente in “Too Tired”  di Maxwell Davis, gran Chicago Blues riletto col puro spirito '70 ed in “The Bullet” (composizione originale) swing blues strumentale; o Rod Piazza che infiamma “Last Night” di Little Walter; o Fred Kaplan in pianta quasi stabile al piano. La formazione dei Mannish Boys è composta da Frank Goldwasser (chitarra e voce), Finis Tasby (voce), Willie J. Campbell (basso), Randy Chortkoff (voce ed armonica), Jimi Bott (batteria), Bobby Jones (voce) e Kirk Fletcher (chitarra). Giungono al quinto disco per la Delta Groove con un lavoro assolutamente degno di nota perchè riprende le sonorità autentiche del blues elettrico dagli anni '50 sino ai '70, quando l'analogico imperava. Il suono risulta caldo, scarno e veritiero. Segnalo il bel medley, senza soluzione di continuità grazie alla ritmica fluida, di “Mona” (Bo Diddley) e “Willie And The Hand Jive” (Johnny Otis), poi l'originale “Raunchy” che mi ha ricordato le cose più grezze di Freddie King, poi ancora “Champagne & Reefer” che si appropria in pieno del suono originale di chi l'ha scritta, vale a dire Muddy Waters. Blues fiatistico in chiaro stile B. B. King è invece “You're Set Bad Intentions” di Joseph Scott. mentre rammenta gli stilemi del Louisiana Blues “Way Down South” di Lester Butler. Ottimi Chicago Blues senza concessioni al commerciale sono “Black Nights” di Ferdinand Washington e lo shuffle rauco di “You Can't Be Beat” di Howlin' Wolf. Decisamente in palla è il r&b grezzo e roccioso di “Hey Now” di Ray Charles, mentre riprende lo spirito degli anni ‘50 “Number 9 Train” di Tarheel Slim che pare uscita dagli studi della Fire, tanto è vintage. “Educated Ways” è un originale che ricorda certe pagine sudiste di blues shuffle con una slide notevole, così come piace anche il midtempo cadenzato di quel cult che è “Reconsider Baby” di Lowell Fulson. Decisamente un buon disco, specie per la ricerca di un suono non compromesso con certe amenità che sovente produce il digitale.

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