 |
 |
 |
PHANTOM
BLUES BAND "OUT OF THE SHADOWS"
Source: Musica
Black
Date: 12/2006
Writer: Fabrizio Poggi |
La
Phantom Blues Band è sicuramente una delle
più micidiali “macchine da blues”
che ci siano in giro oggigiorno. Il gruppo composto
da straordinari e ben stagionati session men si
è costituito per accompagnare in studio
il grande Taj Mahal. Il connubio ha funzionato
così bene che Taj e la Phantom Blues Band
si sono messi a girare blues festival e clubs
in ogni parte del mondo. Insieme hanno vinto due
Grammy (ovvero l’Oscar della musica) per
“il miglior disco di blues dell’anno”
e nel 2001 si sono aggiudicati il prestigioso
Blues Award come “Band dell’anno”.
Tutto questo successo non deve stupire perché
la band è davvero formidabile e annovera
tra i suoi membri musicisti che hanno calcato
il palco al fianco di artisti leggendari come
Jimi Hendrix, Etta James, Bonnie Raitt, Santana,
Stevie Ray Vaughan, Dr. John e i Wailers dell’indimenticabile
Bob Marley.
Il
disco si apre con “Do the dirt”
un funky blues alla Meters (il brano è
scritto dal chitarrista di quella band Leo Nocentelli)
con echi della New Orleans dei Neville Brothers
e un bell’assolo di organo Hammond. La
seconda traccia è uno shuffolone di Lowell
Fulson con una convincente sezione fiati in
evidenza. Bello il solo di piano dell’ospite
John Cleary che dagli ottantotto tasti manda
un sentito tributo a Professor Longhair. “Who’s
been sleeping in my bed?” è un
ottimo shuffle tinto di swing anch’esso
come il precedente con i fiati sugli scudi.
Bella e grintosa la voce di Mike Finnegan e
da brividi il solo di tromba speziato di jazz.
In questo brano la band ricorda le cose migliori
dei Blood, Sweet and Tears e della Average White
Band. Ed è un complimento. Il disco prosegue
senza scossoni con “I only have love”
un funky errebi dal repertorio di Sam &
Dave che vede ospite Taj Mahal all’armonica.
E qui si vede la classe di Taj: poche note,
quelle giuste, che arrivano dritte al cuore.
Il brano numero cinque è uno slow shuffle
dall’incedere dinoccolato: superbamente
bello l’assolo di chitarra e da urlo l’ottimo
assolo di organo che chiude il pezzo.
La
seguente “I’m looking for a miracle”
di Jesse Winchester è forse la canzone
più bella dell’album. Ottimamente
cantata da Mike Finnegan (per me il miglior
musicista di questa band) il brano si avvale
anche dell’interessante voce di Julie
Delgado. La traccia sette è un funky
neworleansiano divertente e scanzonato mentre
“Let them talk” è una ballad
abbastanza insignificante. Si prosegue con “Book
of rules” un reggae carino e orecchiabile
che però poco centra con il feeling sonoro
dell’album e “Havana Moon “
latin blues di Chuck berry già nel repertorio
di Santana che scorre via senza lasciare grandi
tracce di sé. Il disco dopo un raro momento
di stanca si riprende con la song numero dieci
“Part time love”ottimo slow tratto
dal repertorio di Clay Hammond in cui il solito
Finnegan fornisce una splendida prova vocale.
Il
cd si avvia alla conclusione con due brani di
gran pregio: “Think” un grande shuffle
di sapore west coast e “Yeld not to temptation”
ottimo errebi dai sapori gospel in cui Finnegan
sembra davvero trovarsi a proprio agio. Il disco
sembra finito ma ecco spuntare all’orizzonte
due eccellenti canzoni che da sole valgono il
prezzo dell’intero cd. Si tratta di “Baby
doll” affascinante slow blues scritto
e cantato da Finnegan con un pregevole lavoro
di piano ed un solo di chitarra sporco e graffiante
e “Mary Ann” ottima rumba blues
che si tramuta in shuffle dal repertorio di
Ray Charles ben introdotta da un eccellente
organo e con un superlativo lavoro della sezione
fiati.
Un
plauso va dunque tributato a tutti i componenti
della Phantom Blues Band e vale la pena di citarli
tutti perché sentiremo presto e ancora
parlare di loro: Mike Finnegan tastiere e voce,
Danny Freeman chitarra, Johnny Lee Shell chitarra
e voce, Joe Sublett sax, Darrell Leonard tromba,
Larry Fulcher basso e voce, e Tony Braunagel
batteria.
Da
tenere in grande considerazione. |
 |