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PHILLIP WALKER "GOING BACK HOME"
Source: Il Blues Magazine
Date: 05/2007
Writer: Marino Grandi |
Non sempre i ritorni a casa risultano riusciti. A volte ci si lascia prendere la mano dai ricordi, e si finisce per scivolare nel manierismo più retrivo. Non è il caso di Phillip Walker. Assistito da un gruppo di musicisti (tra cui, pur non volendo fare differenze, ci teniamo a citare Richard Innes, Al Blake e Fred Kaplan), che gli hanno fornito un supporto esemplare per senso della misura e qualità personali, Walker ha mescolato, con sapienza, il suo chitarrismo cristallino con la propria voce diventata più pastosa per dare vita a questo riuscito CD. Infatti, la sua sapienza musicale sprizza in maniera mai invadente, ma riempie tutti i brani, sia che si tratti di ricuperi personali come è il caso dello slow “Mama Bring Your Clothes Back Home”, o che si avventuri in territori più moderni cone in “Happy Man Blues”. Intrigante la spruzzata di funky che il basso introduce in “Lying Woman” di Percy Mayfield, mentre la limpidezza della sua chitarra lascia il segno sia in “Blackjack” di Ray Charles, che nell’introduzione di “Leave My Money Alone” e nello svolgimento di “Bad Blood”. Ma le tracce che più ci hanno convinto della sua ecletticità, di cui a volte avevamo dubitato, sono sì state le reinterpretazioni di “Don’t Think ‘Cause You’re Pretty” di Lightnin’ Hopkins e “Walking With Frankie” di Frankie Lee Sims, quindi due cover, ma anche la nuova “Sweet Home New Orleans” nata dalla penna dell’armonicista Al Blake. Ed è proprio in quest’ultimo breve, ma intenso pezzo, che si apprezzano sia la sensibilità strumentale di Blake che quella di Phillip, impegnati a dire tutto senza strafare. Superbo poi, il lavoro trascinante di Richard Innes che, con la ripetizione continua del ritmo della sua batteria, inserisce, unitamente alla voce ripetitiva di Walker, in “Walking With Frankie” una cadenza travolgente che ne fa quasi un gospel laico. Impossibile dimenticare l’omaggio del leader a Lightnin’ Hopkins, qui ricordato con una versione minimale, ma pulsante grazie nuovamente ad Innes e lirica per merito di Blake, di “Don’t Think…”, a cui la voce dialogante e strascicata di Walker consegna la magia del pasato.
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